26 Ottobre 2026

La parrocchia di Caggiano: cuore pulsante di una comunità viva

Don Angelomaria Adesso, sacerdote dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, oggi a Caggiano (SA) ha due parrocchie: Santissimo Salvatore e Santa Caterina, e Santa Maria dei Greci in Sant'Antonio. Insieme alla sua comunità sta sperimentando la bellezza del rinascere dopo la durissima prova del Covid. E la svolta è arrivata anche grazie ai più giovani.

Rinascere, dopo un momento terribile come quello del covid. È quello che è accaduto a Caggiano, un paese in provincia di Salerno, dove il parroco, arrivato dopo un periodo che ha segnato la vita di tanti, si è rimboccato le maniche iniziando a coinvolgere i ragazzi. Tra le vittime presenti nella provincia salernitana, era morto a 46 anni il sacerdote, don Alessandro Brignone, e al paese serviva una dose di fiducia. Siamo in un’area interna, dove la natura domina il paesaggio silenzioso e la vita scorre tranquilla.

“Sono arrivato dopo il covid e ho deciso di ripartire dai giovani”. Don Angelomaria Adesso, sacerdote dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, l’anno scorso ha ricevuto il riconoscimento “Caggiano nel cuore” come custode delle tradizioni religiose e culturali del paesino della Valle del Tanagro. Umanità e vicinanza agli anziani e ai malati, fanno di don Adesso un riferimento particolare anche per i giovani, che sentono la casa parrocchiale come casa loro. Sacerdote dal 2002, è stato in varie località della Valle del Sele prima di Caggiano, il suo paese natio, dove oggi ha due parrocchie: Santissimo Salvatore e Santa Caterina, e Santa Maria dei Greci in Sant’Antonio.
“Essendo la mia parrocchia di origine, conoscevo la spiritualità del popolo, legata alla tradizione grazie al deposito della fede portata avanti da due sacerdoti anziani”, spiega don Angelomaria, che i ragazzi chiamano don Angelo. Qui la gente vive con intensità, forse per la conformazione geologica del paese su un promontorio a 830 metri sul livello del mare. Questo ha permesso ai fedeli di restare ancorati al Vangelo durante la pandemia. “Il mio arrivo ha permesso a me e ai parrocchiani di risollevarci dopo una situazione tragica. Nell’estate del 2020 era importante far passare il periodo buio che anche bambini e ragazzi avevano vissuto attraverso un’esperienza di aggregazione serena”. Parte da lì quello stare assieme che continua ancora oggi in parrocchia.
Siamo in un paese di 2500 abitanti su un costone roccioso, a 60 chilometri da Salerno e vicino all’autostrada Salerno – Reggio Calabria. Ricco di storia e cultura, per un periodo è stato sede vescovile della diocesi di Satriano di Lucania. Il nucleo storico ancora intatto è circondato da mura ciclopiche, con il castello Normanno, palazzi nobiliari e tante chiese (ben cinque solo nel centro). “La comunità vive lo smacco dell’inverno durante il quale si ritira nelle case o nei luoghi aggregativi – continua don Angelo -, ma in estate la vitalità sboccia in una miriade di iniziative culturali, religiose, ricreative e culinarie”.
Come tanti paesi del Sud si vive un’esperienza di emigrazione verso altre città d’Italia, d’Europa e delle Americhe. In estate il rientro degli emigrati permette al paese di duplicarsi. “Caggiano ospita un centro di accoglienza di immigrati: questo fa sì che siamo attenti alle necessità di oggi. Per i ragazzi è nata la formula dell’oratorio estivo, da luglio a settembre”, ricorda il sacerdote. Giovani che aiutano i ragazzi a essere responsabili. È la consegna di responsabilità adottata dalla comunità per crescere insieme. “Da sei anni, per almeno un mese, i bambini sono accolti da quelli che allora erano i loro coetanei e ora sono gli animatori”, illustra. Da questa esperienza estiva nasce un incontro che dura tutto l’anno di giovani e ragazzi. Non solo per le funzioni liturgiche a cui sono chiamati liberamente, ma anche per attività che permettono di trascorrere il tempo in armonia e di crescere insieme”.
Il paese non offre molti spazi di aggregazione, per cui la canonica è diventata un luogo di riferimento dove i ragazzi si sentono accolti e vivono le loro esperienze accompagnati dagli animatori. “Parlo con loro, si sentono liberi di essere se stessi, questo fa sì che la comunità ringiovanisca. Certamente è un impegno che fortunatamente vede i suoi frutti”, ammette. Puntare sui ragazzi è fondamentale per don Adesso. Significa trasmettere il Vangelo in modo semplice, diretto, pratico. “Si sperimenta che è nel dare che si riceve: sono loro a essere fucina di tante idee, capaci con le loro energie e vitalità di attirare anche i più piccoli, e perché no, di essere da traino per le loro famiglie.

Ragazzi e giovani sono integrati nella parrocchia partendo da una riflessione: Gesù quando passava e predicava si rivolgeva a tutti. I giovani sono presenti in varie attività: partecipano al coro, vivono il servizio all’altare, sono maestri di cerimonia nel preparare le liturgie e servirle, aiutano i catechisti poiché a breve prenderanno il loro posto. E studiano, come Vincenzo, 17 anni, attiva presenza alle iniziative parrocchiali come animatore e catechista. “Conoscevo don Angelo prima che venisse; sa comunicare e accogliere, e soprattutto ascoltare – confessa serio -. Come animatori siamo una trentina e ci divertiamo davvero. Dai ragazzini di 13 anni sino agli adulti”, racconta il giovane, immerso negli studi socio sanitari a Polla. Presenta così una comunità che non bada alla differenza di età e sa fare gioco di squadra. “Film, pizze e momenti di riflessione si tengono da don Angelo, che fa sentire tutti a casa”.
Sonia, 45 anni, responsabile dell’oratorio, frequenta da 6 anni la comunità caggianese. In un tempo di apatia e isolamento le attività parrocchiali sono un incentivo che non conosce età. “Il clima è bellissimo, i ragazzi danno energia. In oratorio si organizzano sempre attività interessanti. Divertimento e idee nuove sono il lievito di tante iniziative che mi fanno sentire giovane”, riconosce. Oltre all’estate ci sono i momenti comunitari che propone la forania o la diocesi. I ragazzi in inverno, a Natale, Pasqua e per il carnevale si organizzano per un evento, un incontro o un momento di riflessione, mentre ogni domenica l’attenzione si concentra sul catechismo e sulla messa. “Il bello di appartenere ad un gruppo è che le esperienze si fanno insieme. È quello che è successo a me. Forse crescendo qualcuno prende strade diverse e si allontana, ed è normale, ma quello che resta è tanto, ed è ciò che conta. In oratorio non ho fatto solo animazione, ho scoperto com’è bello condividere”, conclude Sonia. Risate, confidenze, i primi amori, il prendersi delle responsabilità per davvero, e sì, anche litigi e incomprensioni. “Ed è giusto così, è normale, è la vita di un gruppo vero che insegna anche a crescere. Mi è piaciuto tanto, mi ha aiutato a crescere, a essere più responsabile e capire che la felicità arriva con poco”.

(di Nicola Nicoletti – foto gentilmente concesse da don Angelomaria Adesso) 

26 Ottobre 2026
Ogni comunità ha una storia che merita
di essere ascoltata.
E quasi sempre c’è un sacerdote a cui dire grazie.

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