9 Ottobre 2026

Da scarti a capolavori: il miracolo della masseria

Dopo otto anni, Giovanni Panozzo è tornato con la sua macchina da presa ad Andria, nella masseria San Vittore e da don Riccardo Agresti. Quel piccolo seme, nato dalla passione di due sacerdoti e fatto proprio da tutta la comunità diocesana, insieme al suo Vescovo, oggi continua a portare meravigliosi frutti di redenzione e a interpellare le nostre coscienze.

Tutto cominciò quando ancora era parroco e avendo dei parrocchiani in carcere li andò a trovare. Già allora, però, don Riccardo Agresti aveva capito che non ci si salva da soli, senza aprire il cuore agli altri, cominciando proprio da chi è maggiormente in difficoltà.

“Qui – racconta il sacerdote, oggi 65enne, passeggiando per il cortile della masseria San Vittore, ad Andria – ci sono uomini che con le proprie scelte si sono scartati da soli, e poi sono stati ulteriormente scartati dalla società. Qui queste persone possono tornare nuovamente ad essere dei capolavori”.

Qui alla masseria (un edificio di proprietà della diocesi che la Comunità Incontro aveva lasciato, anni addietro) che eravamo venuti a raccontare già otto anni fa, quando ancora non era bella e funzionale come ora, oggi si producono dei taralli deliziosi.

“Ci abbiamo messo passione, tenacia – confida don Riccardo – e alla fine è venuto fuori questo tarallo che è una vera eccellenza, ma proprio perché è frutto della Provvidenza: questo fa la differenza. Stare accanto a chi può rimanere ai margini, in coda alla fila: di questi ci dobbiamo occupare, chiedendo al Signore che ci insegni a non scartare nessuno. Dobbiamo farlo insieme, però, non da soli: è l’unico modo per testimoniare a questi ragazzi che crediamo nella loro resurrezione: se lo ami, l’uomo, cambia vita”.

Francesco è uno dei volontari della fondazione Dignitas Humana: “Siamo riusciti a portarli fuori dal carcere, in un percorso che non vuole fare sconti di pena a nessuno ma che vuole trasformare la detenzione di chi ha commesso degli errori in una esperienza di vita, non di soffocamento. Al centro di questo progetto c’è don Riccardo, un vero e proprio vulcano umanamente ma soprattutto il garante della costante presenza di Dio in questa nostra esperienza”.

Anche Giannicola è un volontario, oggi, dopo aver lavorato a lungo come magistrato. “Il Signore mette del buono dappertutto – riprende –. Non esistono persone buone e persone cattive; ci sono persone che hanno commesso certi tipi di errori, molto spesso perché non hanno avuto opportunità che invece noi abbiamo avuto la fortuna di avere e hanno fatto gli incontri sbagliati. Usare il tempo della pena per fare educazione, formazione al lavoro è fondamentale, altrimenti le possibilità di un reinserimento nella società e nel mondo dell’occupazione sarebbero praticamente nulle”.

“Noi abbiamo ricevuto dei doni che non possiamo tenere per noi ma vanno condivisi – aggiunge ancora Francesco – e questa è la missione di ogni cristiano”.

Domenico è uno di questi ragazzi, che lavorando per la cooperativa A mano libera, guidata proprio da don Riccardo, sta avendo la sua seconda occasione. E lo sa bene: “Per una persona come me sentirsi dire ti sono vicino, ti capisco, non ti giudico… è veramente tanto. Quello che don Riccardo sta facendo oggi per me non lo ha mai fatto nessuno e io lo ringrazierò sempre per questo”.

“La Chiesa è l’unica istituzione – conclude Giannicola – che riesce a guardare ai temi di oggi con uno sguardo di lungo respiro, proiettato al futuro. Questa è la grandezza e la bellezza che nelle altre istituzioni non si può trovare”. Parola di ex magistrato.

(testo, foto, video e musiche di Giovanni Panozzo)

9 Ottobre 2026
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