Per la parrocchia Croce Santa, cento anni di fede e carità
A San Severo, in Puglia, la parrocchia Croce Santa celebra cent'anni di storia. Don Luigi Rubino, cresciuto in questa comunità, vi è tornato come parroco dopo oltre trent'anni di ministero. Tra la Caritas, l'oratorio e un coro che unisce generazioni, continua a vivere l'eredità del venerabile don Felice Canelli, che qui è stato il primo parroco.«Questa comunità in qualche modo mi appartiene perché qui sono nato. Qui ho percorso il mio cammino di fede, qui ho scoperto la mia vocazione e qui ho celebrato anche la mia prima messa».
Don Luigi Rubino è tornato da circa un anno nella parrocchia di Croce Santa, a San Severo, in provincia di Foggia. Dopo oltre trent’anni di ministero sacerdotale, oggi ne è il parroco, oltre a ricoprire l’incarico di vicario generale della diocesi. Un ritorno alle origini che coincide con un anniversario importante: nel 2026 Croce Santa compie cent’anni.
La comunità che don Luigi ha ritrovato è però diversa da quella della sua infanzia. La definisce una parrocchia «centro-periferica», perché si estende dalle zone centrali della città fino ai quartieri più popolari. Qui convivono famiglie con condizioni economiche molto diverse, mentre povertà e abbandono scolastico rappresentano alcune delle difficoltà più urgenti.
«Alcuni di questi ragazzi frequentano l’oratorio parrocchiale», racconta don Luigi. La comunità cerca di incoraggiarli a riprendere gli studi, anche attraverso i percorsi serali presenti in città.
La carità comincia dall’ascolto
Tra le attività della parrocchia c’è quella della Caritas, che attualmente accompagna 46 famiglie. A coordinarla è Anna Valentino, che da molti anni dedica parte del proprio tempo alla distribuzione degli alimenti e al sostegno delle persone in difficoltà.
Ogni mese i volontari preparano pacchi alimentari in base alla composizione dei nuclei familiari. Ma il loro lavoro non finisce con la consegna.
«Il centro d’ascolto è una cosa importantissima perché noi ci rendiamo conto delle vicende di queste persone, del loro vissuto, dei problemi che hanno», racconta Anna. «A volte sono persone sole, non hanno nessuno che le ascolta. E penso che anche questo sia carità. Anche l’ascolto è carità».
Anna è arrivata alla Caritas quasi per caso. Le piaceva incontrare le persone, conoscere le loro storie. Confessa che a volte la stanchezza si fa sentire e pensa di lasciare, ma poi continua.
Ricorda con affetto anche le iniziative organizzate per gli anziani e le persone sole: pranzi, feste, qualche serata in pizzeria. Alcuni partecipanti chiedevano continuamente quando sarebbero tornati. «Perché loro vogliono essere ancora vivi, vogliono stare in mezzo alla gente», spiega.
L’eredità di don Felice Canelli
Il centenario della parrocchia è legato alla figura del venerabile don Felice Canelli, primo parroco di Croce Santa, morto il 23 novembre 1977. L’Anno Giubilare, inaugurato il 14 settembre 2026, si concluderà proprio nel cinquantesimo anniversario della sua morte.
Don Luigi lo ha conosciuto da bambino. «Con lui ho fatto la mia prima confessione, da lui ho ricevuto la mia prima comunione», ricorda. Un incontro che ha segnato i primi anni del suo cammino di fede.
La memoria di don Felice continua soprattutto attraverso i giovani. Benito Grimaldi, vent’anni, studente di Storia e Filosofia e responsabile del gruppo giovanissimi, racconta che l’oratorio porta il suo nome.
Durante la Seconda guerra mondiale don Felice si prendeva cura delle famiglie più povere, procurando alimenti e portandoli nelle loro case. Oggi l’oratorio continua a essere un luogo di incontro, tra attività educative, giochi e momenti condivisi.
Alla domanda su che cosa pensi di don Luigi, Benito risponde senza esitazione: «Don Luigi è la persona più affidabile in questo mondo». E racconta di quando il parroco si mette a giocare con i ragazzi a ping pong, a biliardino o a carte. Piccoli momenti che aiutano a costruire un rapporto di fiducia.
Un coro dove tutti possono cantare
Anche la musica tiene viva la storia della parrocchia. Cinzia Coco, insegnante e direttrice del coro Pueri Cantores di don Felice, arrivò a Croce Santa come organista nella notte di Natale del 1999. Poco dopo iniziò a seguire un gruppo di ragazzi e propose di formare un coro di bambini.
«La musica è un collante che unisce tutti», racconta.
Dopo la pandemia il coro ha attraversato un periodo difficile, ma oggi è tornato a crescere. Alcune bambine di allora sono diventate mamme e partecipano alle prove insieme ai figli.
«Al coro possono partecipare tutti, gli intonati, i meno intonati. Tutti qua dobbiamo avere la gioia di cantare insieme».
Ogni domenica, dopo le prove, i bambini scendono nella cripta dove riposa don Felice. Uno di loro legge un pensiero del sacerdote e insieme cercano di comprenderlo. I più grandi aiutano i piccoli quando incontrano difficoltà.
Per Cinzia questo impegno ha anche un significato personale. Quando iniziò a suonare a Croce Santa non frequentava la Chiesa. Fu proprio la musica a riavvicinarla alla fede. «Mi sono sentita a casa», ricorda. Oggi ammette che coinvolgere i ragazzi è diventato più difficile, ma continua a esserci ogni domenica. «I bambini mi danno tanto», racconta.
Le parole che restano
Anche don Luigi sa quanto sia cambiato il rapporto tra le persone e la vita parrocchiale. Per questo insiste sulla formazione, sull’incontro con i giovani e sulla necessità di coltivare una fede che vada oltre le occasioni e le tradizioni religiose.
La sua vocazione è nata a diciannove anni, quando già frequentava Croce Santa come educatore dell’Azione Cattolica. Oggi si ritrova ad accompagnare altri ragazzi nello stesso luogo in cui è cresciuto.
Racconta di persone che tornano a cercarlo dopo tanti anni, magari attraversando un periodo difficile. A volte non le riconosce nemmeno, ma loro ricordano qualcosa che aveva detto.
«Sai, quel giorno tu hai detto questa cosa e me la porto dietro», gli confidano.
«Tu rimani spiazzato, e questo è bello», confida emozionato, così come lo emoziona trovarsi ad ascoltare la confessione di una persona di passaggio, mai incontrata prima. «Più che una confessione diventa un’occasione di ascolto».
Incontri, memoria, radici, futuro. Nel solco di don Felice Canelli, la fede batte forte nei cuori di chi sa ascoltare.
(testo, foto e video di Daniel Tarozzi)