22 Maggio 2026

Firenze: la parrocchia di don Filippo, una casa aperta

Nel cuore di San Frediano, tra turisti, fragilità e storie di riscatto, la parrocchia di don Filippo Belli si apre al quartiere come una casa: un luogo di ascolto e di sosta dove si entra anche solo per un saluto e si finisce per lasciare una preghiera scritta a mano.

A San Frediano, nel cuore di Firenze, c’è una chiesa dove i turisti entrano per una visita e finiscono per lasciare una preghiera scritta a mano. C’è un parroco che la domenica spesso non sa esattamente quante persone si siederanno alla tavola della sua casa. È qui che – dallo scorso novembre – opera don Filippo Belli, parroco di San Frediano in Cestello, docente di Sacra Scrittura da oltre venticinque anni alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, con un cammino di fede profondamente segnato dall’incontro con Comunione e Liberazione.

Un quartiere vivo, dinamico, che il New York Times ha persino incoronato come il “più cool del mondo”. «Quindi io sarei il parroco più cool del mondo», scherza don Filippo. Ma dietro la movida c’è una quotidianità complessa.

L’idea del quaderno delle preghiere nasce quasi per caso. Durante un funerale era stato lasciato in chiesa il libro delle firme. Qualcuno, entrando, invece di firmare aveva scritto un pensiero, una richiesta. Poi un altro. Don Filippo se ne accorge e decide di comprare un bel quadernone. Da allora continua a riempirsi di parole, saluti e affidamenti di chi passa, credente o meno. È un dettaglio piccolo, ma racconta lo stile di questa parrocchia: un luogo di vita e di incontro.

San Frediano è lo storico quartiere dell’Oltrarno, amato dai turisti e pieno di botteghe artigiane. Ma dentro questa immagine convivono anche altre realtà: l’albergo popolare che accoglie chi non ha un tetto, famiglie fragili, studenti stranieri e sacche di disagio legate allo spaccio. Una geografia umana variegata. In questo contesto, la parrocchia vuole essere un punto di connessione reale. E molto passa dal modo in cui don Filippo vive il suo ministero: dentro una quotidianità totalmente condivisa. La casa parrocchiale è “un porto di mare”: si mangia insieme, si guarda un film, ci si confida o si ospitano per qualche giorno persone che attraversano momenti complicati.

A condividere questa quotidianità c’è Aida Pintiricci, argentina, che fa parte della Fraternità San Giuseppe di Comunione e Liberazione. Aveva già seguito don Filippo nella precedente parrocchia di Careggi e da novembre si è trasferita nell’appartamento della casa parrocchiale a San Frediano per condividere un percorso vocazionale e di accoglienza. «Don Filippo per me è come una specie di famiglia», racconta, «la sua qualità più grande? Senza dubbio l’accoglienza».

Mentre parliamo, questa sensazione di famiglia allargata prende forma quasi da sola, in un salotto dove la gente si aggiunge spontaneamente alla conversazione.

La solida formazione teologica di don Filippo – biblista specializzato nelle lettere di San Paolo – non si traduce mai in distanza intellettuale, ma diventa uno strumento per intercettare le domande profonde delle persone. Come racconta un giovane studente di ingegneria, pendolare da Prato. Arrivato a San Frediano in piena crisi per un esame di Analisi matematica fallito più volte, ha trovato in don Filippo un ascolto fuori dagli schemi. Sentendolo parlare con un amico, il ragazzo è rimasto colpito da una domanda esistenziale: “Ma alla fine, cosa resta?”. Da quel momento, lo studio del Vangelo e la frequentazione della parrocchia sono diventati per lui una ricerca di significato quotidiana.

Oggi, quel ragazzo stupisce per come riesca a unire la cultura scientifica a una profonda curiosità religiosa, passando dalle citazioni del Vangelo a domande esistenziali senza perdere leggerezza e ironia. Quella stessa leggerezza che porta il “don” a esibire con assoluta naturalezza nella sua casa una teca con delle macchinine o un gagliardetto del Milan. Dettagli che non sconfinano mai nella superficialità, ma che mostrano la bellezza di una fede che convive con la vita reale, le passioni comprese.

Per evitare che la parrocchia si chiuda in se stessa, don Filippo si è inserito attivamente nella rete “Azione San Frediano per San Frediano”. Si tratta di un coordinamento nato circa 17 anni fa dall’iniziativa delle associazioni di volontariato del territorio. Una decina di realtà, sia laiche che confessionali, che si riuniscono una volta al mese intorno a un tavolo in oratorio per passarsi i nominativi delle persone da aiutare e coordinare i pacchi alimentari. Tra i pilastri storici della rete c’è Carla Rigetti, 86 anni, per ben quindici anni presidente dell’associazione Angeli della Città. Carla, che ha appena concluso il suo quinto mandato, guarda al futuro con speranza: «È un’esperienza che dà frutti reali. Il mio augurio per i primi anni? Sempre più collaborazione concreta con le istituzioni civili».

A colpire, in fondo, è proprio la capacità di San Frediano in Cestello di tenere insieme dimensioni diverse: la riflessione e la vita quotidiana, lo studio profondo e la concretezza di un piatto di pasta. In un quartiere che viaggia alla velocità della movida, la parrocchia di don Filippo resta un luogo sobrio e silenzioso – proprio come lo stile cistercense della sua splendida chiesa del Seicento – dove fermarsi, respirare, scrivere una preghiera o semplicemente trovare qualcuno disposto ad ascoltare.

(testo, foto e video di Daniel Tarozzi)

22 Maggio 2026
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