In periferia, “l’ombelico” di San Severo
La macchina da presa di Giovanni Panozzo è andata a far visita alla comunità parrocchiale di San Giuseppe Artigiano, nella diocesi (e nel comune) di San Severo. Le immagini e le voci che ha raccolto ci restituiscono il ritratto di una famiglia aperta e accogliente, focalizzata specialmente sulle esigenze degli ultimi.Un vero caleidoscopio di iniziative e di attività, i cui raggi colorati spaziano dalle attività con i detenuti allo sport per i ragazzi del quartiere, dal laboratorio di sartoria e creatività alla proposta estiva del Grest, per i più piccoli e le loro famiglie, dal coro e dal disco-forum fino al Comitato civico parrocchiale. È la parrocchia di San Giuseppe Artigiano, alla periferia di San Severo (FG). Con i suoi 4000 abitanti raccoglie meno del 10% di tutti quelli del comune, il quarto della provincia di Foggia per popolazione, ma vorrebbe diventarne l’ombelico, portando a compimento un progetto di “rigenerazione” urbana e umana.
Lo spiega bene Lidia, volontaria del Comitato civico parrocchiale: “Abbiamo ottenuto dall’amministrazione comunale che il progetto di riqualificazione che stiamo portando avanti insieme non fosse solo urbana ma innanzitutto umana. Siamo un gruppo eterogeneo di persone, non tutti necessariamente cattolici praticanti. Se la parrocchia si chiude in sé stessa non funziona; al contrario vogliamo andare verso l’uomo, verso chi ha bisogno: gli stranieri, gli ammalati, chi si sente invisibile. Ci sono anche altre persone di buona volontà e ci unisce l’universalità del messaggio evangelico: il bene deve stare dappertutto, nella Chiesa come anche nel quartiere”.
“Dobbiamo aver cura di tutto quello che ci circonda – riprende Lidia – voler bene alla gente, cercare di far nasce nel cuore degli uomini il paradigma della fraternità, che non esclude nessuno e mira a includere tutti, a partire dagli ultimi”.
Alla guida di questo mosaico di tessere preziose, c’è don Dino D’Aloia, Donato all’anagrafe, che ad ottobre compie 58 anni e si sente profondamente radicato nel tessuto umano della propria comunità: “C’è un forte legame tra i preti diocesani e la propria terra e quindi io mi sono sentito fortemente chiamato a condividere con la mia terra quel che ho ricevuto. Questa è una comunità di persone che incontra il Vangelo e in cui chi sta dentro si domanda cosa può fare, è inquieto di fronte alle necessità che vede. Qui, ad esempio, abbiamo un carcere a duecento metri da noi: potevamo limitarci solo a pregare per loro? No, e così ci andiamo una volta a settimana a fare un cammino di dialogo e amicizia con i detenuti”.
“E poi il calcio – prosegue il sacerdote – la musica, quel che cerchiamo di fare per avvicinare il più possibile tutti. C’è tanta grazia, tanto dono, tanto carisma sparso e qui ho scoperto il collettivo, la Chiesa dal basso, che parte dalla collaborazione con gli altri confratelli che in San Severo fanno cose bellissime, a cominciare da don Girolamo Capita, che mi aiuta tanto, e tanti laici che sono fantastici, fanno cose bellissime”.
Eccoli, altri tasselli di questo variopinto mosaico umano.
Fiorella dal 2024 si occupa del “laboratorio sartoria e creatività”, che riciclando le stoffe produce nuovi manufatti. Ad oggi le volontarie che collaborano sono diventate 17, e sono donne di poche parole. “Le nostre mani parlano per noi” – spiega Fiorella.
Dora, educatrice del Grest, racconta del proprio “amore immenso per i bambini, perché sappiamo che d’estate, chiusa la scuola, hanno bisogno di una guida. È faticoso, perché dobbiamo far conciliare questo impegno col lavoro, la casa, la famiglia” però – aggiunge Elia, animatore del Grest – è bello, è una bella realtà da vivere”.
Anche Carmine, allenatore di calcio in parrocchia, si pone sulla stessa frequenza: “Don Dino ha voluto fortemente il progetto del calcio e mi ha aiutato a vincere il mio iniziale scetticismo. Questi ragazzi hanno l’età dei miei figli e per me sono come altri figli miei. Sono dei ragazzi che a volte si nascondono perché hanno paura; stiamo insegnando loro il rispetto. Vengono da famiglie che non sempre danno loro tutte le dovute attenzioni e quindi hanno bisogno di altre persone che mostrino loro un mondo a colori, al posto di quello in bianco e nero che sono abituati a vedere”.
Analogo entusiasmo manifestano Giorgio e Fiorinta, che si occupano del coro e del discoforum. Quest’ultimo dà l’occasione ai ragazzi di scegliere una canzone che li rappresenta ed è una grande opportunità per aiutarli a condividere qualcosa di intimo e profondo.
Il volto di quel che si vive a San Giuseppe, ha il sorriso di Gentian, oggi volontario in parrocchia, che sbarcò dall’Albania a 16 anni arrivando direttamente qui: “Mi hanno accolto – ricorda – ed ero un po’ il figlio della parrocchia, non avendo la famiglia ed essendo così giovane. Il mio cammino di vita è cominciato così”.
(testo, immagini, regia e musiche di Giovanni Panozzo)