31 Luglio 2019

Nell’incontro tra generazioni la ricetta di don Luca per la gioia

Torino, zona Politecnico. Uno studentato universitario e una casa di riposo affacciati sullo stesso grande cortile. Da un sacerdote prende il via il progetto che fa incontrare giovani e anziani. E la vita di tutti è cambiata in meglio

“Qui anziani con cui parlare quasi non ce n’è più, la maggior parte non sono più presenti a se stessi, perciò quando gli studenti ci vengono a trovare la giornata cambia in meglio”. È un’osservatrice vivace e informale, Ester, 82 anni, torinese doc, ospite della Casa per anziani della Fondazione Crocetta, affacciata sullo stesso cortile della residenza universitaria ‘Collegium Trinitatis’: “hanno preso un gelato con noi e abbiamo chiacchierato – dice –. Mi piace quando mi raccontano di quello che fanno, dei loro studi. Io li incoraggio, com’è giusto, non voglio toglier loro tante illusioni”. Una vita piena di coraggio quella di Ester, per una malformazione ossea che fin dalla giovinezza l’ha fatta camminare con difficoltà, appoggiandosi ai genitori o ad un familiare: “Ho lavorato 36 anni, nel commercio e in un’agenzia di viaggi –aggiunge –. Non mi sono mai sposata perché non volevo entrare in una famiglia che non mi accettasse. Il ricordo più bello? Una crociera alle Baleari a 25 anni, per me come un viaggio di nozze”. A far incontrare Ester e alcuni dei giovani che da tutta Italia vengono a laurearsi al Politecnico o alla Statale, don Luca Peyron, responsabile della pastorale universitaria diocesana, che ha provato a dare vita ai giorni degli ospiti della Rsa torinese, emanazione della Confraternità della Ss. Trinità: “gli universitari nello studentato vivono soli, da ‘fuori sede’. E l’incontro con i dirimpettai dai capelli bianchi li fa crescere – spiega il sacerdote –. Ne abbiamo fatto un vero progetto di volontariato. Scoprendo poi che il modello esiste già in Europa e dà ottimi risultati”.

“Penso in modo diverso ai miei nonni lontani, in Calabria, da quando incontro gli anziani della casa di riposo di fronte a noi – dice Martina, 23 anni, laureanda in ingegneria elettronica –. Fare volontariato qui mi ha insegnato a non pensare solo ai miei impegni. È una gioia vederli sorridere quando entriamo nel salone. C’è chi ha disturbi della memoria e magari mi chiede tre volte da dove vengo. Ma in generale sono così aperti, disposti a conoscerci, ci fanno mille domande. Spesso è difficile spiegare che cosa studio, nanotecnologie o robotica, ma ho incontrato anche un anziano ingegnere che ha voluto saperne di più. E il bello è quando si confidano con noi. La loro gioventù è stata diversa: tanti erano arrivati a Torino per lavorare in Fiat o per amore.

Ci raccontano della storia recente d’Italia e hanno condiviso con noi anche momenti privati.

Penso a quando una ‘nonna’ mi ha chiesto di accompagnarla al piano di sopra, con un’operatrice, per andare a trovare suo marito, immobilizzato al letto: è stato toccante. O ancora un anziano ha suonato per noi alla fisarmonica canzoni piemontesi e l’inno di Mameli. Anche se hanno nipoti che vanno a trovarli, la loro settimana è lunga. E io non sapevo che avrei trovato molto volentieri il tempo per stare con loro, anche quando manca poco agli esami. Uno mi ha salutato ‘il futuro è nelle vostre mani’: nessuno me lo aveva mai detto così. Consiglierei a tutti quest’esperienza”. Gli universitari in città iscritti a progetti diocesani di volontariato sono circa 600 l’anno. Anche oltre le mura di queste case ‘gemellate’, dove le diverse solitudini di giovani e anziani diventano scambio, minuti dorati. Perché in città funziona Nonni con lode con visite domiciliari degli studenti tra i pensionati di diversi quartieri, anche con pranzi, uscite a teatro o per una passeggiata. “Su quest’idea pastorale del volontariato universitario nella residenza per anziani abbiamo lavorato a lungo – spiega don Luca Peyron, che è anche docente di teologia dell’innovazione alla Cattolica di Milano –.

Gli studenti fuori sede sono pellegrini moderni, spesso economicamente fragili.

In questo grande fabbricato, il piano di alloggiare loro e gli anziani dà stabilità finanziaria alla struttura, con un valore aggiunto educativo. Il ricavato della Rsa renderà accessibili metà dei posti dello studentato, per reddito o per merito. E fa di queste aule ‘una casa lontano da casa’, dove ci si dedica ai fratelli gratuitamente. I dialoghi tra ventenni e ottantenni sono garbati, segreti, con un ascolto confidente. Così prezioso per una generazione che usa la tecnologia per comunicare, perfino tra una stanza e l’altra”. “Gli anziani non autosufficienti all’inizio spaventano, è difficile mettere qualcosa di straordinario nella nostra ordinarietà – indica Cristian Casula, direttore educativo del ‘Collegium Trinitatis’ – ma poi i passi avanti, dei ragazzi come dei nonni, sono eccezionali. Assisti a momenti di magia nella loro semplicità, e i nonni sono i primi ad accorgersene. Prendono i giovani per mano”. “Racconti e ricordi – è la sintesi di Ester- ci fanno ringiovanire”.

(Gilberto Tito)

31 Luglio 2019
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