Padre Rinaldo: “La speranza cristiana è bella”
Nel cuore più tradizionale e caratteristico di Genova, la zona dei caruggi, c’è una parrocchia che da sempre offre un porto sicuro ai più diversi naufraghi della vita. San Sisto II sorge a due passi dall’antico porto di questa ex Repubblica marinara e il suo parroco è un uomo saggio e misurato, che in tanti anni ha incontrato e accolto tantissimi sfiduciati, cui ha restituito la speranza.Padre Rinaldo Maria Resecco ha 76 anni ed è prete da 35. Appartiene alla fraternità sacerdotale della Ss.ma Vergine Maria e potremmo definirlo una “vocazione adulta”. La sua umanità saggia e matura era proprio quello che occorreva per fare il parroco tra i caruggi di Genova, a San Sisto in via Prè.
“Essere parroco qui – conferma Andreina, un medico in pensione che fin da giovane conosce padre Rinaldo – è come essere in terra di missione, non è semplice. Padre Rinaldo è qui da tanti anni ed è veramente eroico. Tante persone sono state aiutate da lui, veramente tante”.
Giovanni Battista è l’architetto che, qualche anno fa, si è occupato dei lavori di restauro di questo vero e proprio gioiello del centro storico di Genova. “La qualità della vita in questa zona è bassa, purtroppo, e il sacerdote si trova quotidianamente a dover fronteggiare situazioni difficili. Deve dare una speranza, e per fortuna che c’è! Il primo luogo dove si rifugia una persona che non sa dove andare a sbattere, infatti, è proprio la chiesa!”. “Qui in via Prè – aggiunge il fioraio, Gianni – si gioca da tanto tempo a guardie e ladri, ma come per gli indiani e i cow boys, non si possono sempre catalogare i buoni e i cattivi… Per capirlo ci vuole umanità e padre Rinaldo ne ha tanta!”.
E della ricchezza di umanità di questo sacerdote sono testimoni anche Gerard e sua moglie Ornella, lui ingegnere e lei medico, entrambi giunti qui dal Camerun diversi anni or sono. “Tra un po’ saranno 16 anni che conosco padre Rinaldo – inizia Gerard –. Quando parlo di lui mi emoziono sempre, perché è stato molto, molto vicino alla mia famiglia nei giorni più difficili e nei più bei momenti della nostra vita. Per me è più di un papà…”. “Mi ha accolto tanto bene – gli fa eco sua moglie, con commozione – e da subito mi ha trattato come una figlia. Quando parla dei nostri figli dice sempre a tutti che li ha battezzati lui”.
“Abbiamo avuto la fortuna di avere come parroco una persona, un sacerdote… santo”. La sintesi di Andreina può apparire un po’ ardita, ma basta scambiare qualche parola con padre Rinaldo per rimanere contagiati dal suo entusiasmo, più grande di tutti gli acciacchi dell’età e di questi anni di fatiche, e profondamente colpiti dalla sua serenità.
“Il prete – spiega sorridendo – ha uno specialissimo legame e rapporto con Gesù Cristo ed è questo che lo caratterizza. La sua non è una funzione sociale, a cui hai bisogno di essere iniziato; sei un inviato del Signore Gesù. Ci sono molti che hanno piacere di vederti, ma ce ne sono anche tanti altri che invece questo piacere non ce l’hanno. A volte però proprio per loro l’incontro col sacerdote si rivela una bella sorpresa, qualcosa che in fondo aspettavano senza rendersene bene conto, perché effettivamente… la speranza cristiana è bella. Ti dice che l’uomo non è fatto soltanto per qualche decina d’anni su questa terra, vissuti come può, ma ha questa prospettiva illimitata, piena di luce… Certo, qualcuno può pensare che lui non sarà mai raggiunto, perché ha sbagliato strada, ma a quel punto c’è anche la bellezza della misericordia, del perdono di Dio che incoraggia, che aiuta. Ho incontrato non poca gente che alla fine è stata contenta di ritrovare questo sbocco, questa comprensione di sé stessi perché il Signore Gesù ti rivela chi sei, ti fa capire il mistero dell’uomo. In altri invece continua ad esserci una chiusura, magari camuffata da un atteggiamento quasi irrisorio, di dileggio, ma anche quello spesso non è molto convinto, nelle persone”.
“Per la messa domenicale – riprende a raccontare padre Rinaldo – la mia piccola chiesa si riempie. Quello che voglio trasmettere è innanzitutto il mistero dell’amore di Dio, la speranza, la gioia: il cristianesimo è gioia! Io ricordo sempre alla gente che i santi, prima di essere dichiarati santi, sono dichiarati beati, e beato è uno che è felice. Se tu non sei felice come cristiano, non hai capito cosa è la fede e chi è Gesù Cristo. La fede è gioia, ma non quella gioia autoimposta, in una forma quasi di esibizionismo e autoconvincimento. È una gioia profonda, che tocca l’intimo anche nelle difficoltà più grandi. Il Signore è con me qualunque cosa succeda e questo mi dà pace e gioia: quando sei nelle mani di Dio cosa puoi volere di più?”
La lezione più grande che in questi anni ha imparato dalla gente dei caruggi è che non bisogna mai giudicare nessuno. “A volte dietro un sorriso o dietro un pianto – confida padre Rinaldo – c’è qualcosa di cui non conosci l’origine. Così quando sei di fronte a una persona che magari ti ha trattato male, tu vedi il comportamento esterno ma non vedi la causa che la porta a comportarsi in quel modo. Ricordo bene di un tale che non salutava più nessuno e aveva lo sguardo scuro: aveva un tumore allo stomaco e dei gran dolori e per questo non aveva nessuna voglia di parlare, ma non lo aveva detto a nessuno. Tu potevi pensare che fosse diventato scontroso o avesse un brutto carattere, e invece all’origine di quel comportamento c’era una gran pena. Non bisogna mai giudicare nessuno perché a volte ci sono abitudini, pieghe nascoste, questioni irrisolte che le persone si portano dietro da quando sono giovani. Dio solo sa quale sia la dinamica e dobbiamo lasciare che il giudizio sia il suo: non pretendere di farlo noi.”
L’ultima riflessione è ancora sulla speranza. “La speranza è radicata nel fatto che l’uomo è fatto a immagine di Dio e quell’immagine resta e non potrà mai essere cancellata. Non potrà mai essere spento questo anelito che viene dal profondo dell’essere: si può vivere una vita anche molto superficiale e perdersi… ma questo fatto costitutivo rimane. Per questo esiste una certa nostalgia dell’infanzia, del tornare bambini: quando si torna bambini, capaci di dire “mamma” e “papà”, è la creaturalità che si fa spazio e lascia posto al Creatore. Creatura e Creatore, in un misterioso aggancio, in quella relazione d’amore che Gesù è venuto a ristabilire”.
(testo, foto, video e musiche di Giovanni Panozzo)