27 Luglio 2023

Romagna: un mare di fango, un oceano di bene

Un libro curato da don Leonardo Poli, parroco a Lugo, e da Eugenio Dal Pane, per sostenere soprattutto Casa Novella e tutte le sue iniziative per l'inclusione. “Sorpresi da un’onda di bene. Fatti accaduti in Romagna” è il racconto di tanti piccoli grandi miracoli di solidarietà, fioriti durante le giornate della prova e del dolore. Il volto della Provvidenza si è mostrato nitidamente.

Se la forza devastatrice dell’acqua in Romagna lo scorso mese di maggio è stata oltre ogni previsione e immaginazione, essa non è risultata, però, l’unica protagonista. Immediatamente è sgorgata dal cuore di tante persone un’onda di bene. Tanti hanno riscoperto il valore di essere comunità, trovando nei loro sacerdoti e nel popolo cristiano una realtà vicina, che si è sporcata le mani per rispondere alle necessità delle persone e delle famiglie, fino ad abbracciarne la domanda di senso che ogni dramma porta con sé.
Don Leonardo Poli, parroco della Collegiata a Lugo, è uno di questi sacerdoti. Nelle foto lo vediamo, sin dalla prima alluvione del 2 maggio, intento a ripulire gli ambienti di Casa Novella, di cui è guida spirituale. Una realtà che, specie con la seconda devastazione del 16 maggio, ha subito danni quantificabili in 400mila euro, nelle strutture di Castel Bolognese e di Barbiano. La stima dei danni la fa Adele Tellarini, 68 anni, neuropsichiatra infantile da un anno in pensione. L’acqua ha travolto gli arredi, le attrezzature utilizzate per il lavoro e per il tempo libero: sono andati perduti quadri, bomboniere, confezioni di cucito realizzate dagli ospiti.
Il volume “Sorpresi da un’onda di bene. Fatti accaduti in Romagna” curato da don Leonardo Poli ed Eugenio Dal Pane, fondatore di Itaca Edizioni, raccoglie oltre 60 contributi (racconti, testimonianze, pensieri), fra cui quelli dei sindaci di Lugo, Castel Bolognese, Conselice e del vescovo di Imola, oltre all’assemblea con Davide Prosperi a Lugo e all’incontro con il cardinale Zuppi a Castel Bolognese, e intende sostenere soprattutto Casa Novella, che con l’aiuto di tanti volontari ha ripreso già dopo una settimana le attività nei vari centri.
La tribolata storia della fondatrice, Novella, è un esempio cui guardare in questo tempo di crisi e di ricostruzione. “Casa Novella è stata inaugurata nel 1996 – racconta Adele – per volere di Novella e Giuliano Scardovi, dedicata a persone con situazioni di fragilità e disagio, soprattutto bambini e mamme sole, accompagnandole a ritrovare fiducia e speranza. Novella muore tragicamente a soli 46 anni nello stesso anno, ma grazie ai tanti amici la Casa è cresciuta dando vita ad altri luoghi di accoglienza e ospitalità. Nel 2002 è nata anche la Fondazione Novella Scardovi con lo scopo di custodirne la testimonianza e l’insegnamento in tutte le realtà, una vera e propria rete sul territorio: l’Associazione San Giuseppe e Santa Rita, la Cooperativa Educare Insieme e la Cooperativa Botteghe e Mestieri.
Casa Novella ospita quotidianamente 150 persone con attività di carattere educativo e di sostegno a minori nei centri educativi il Fienile ed il Battello. Svolge anche attività per minori allontanati dalle famiglie (Casa di Accoglienza San Giuseppe e Santa Rita), per gestanti e madri con bambini (Casa La Pietra), per giovani con gravi patologie psichiatriche (a Faenza, nella Casa Fabio Minguzzi) nel centro socio occupazionale a Barbiano e offre attività in collaborazione con il Servizio di Neuropsichiatria dell’ASL Romagna, distretto di Lugo.
“Nella notte della prima alluvione del 2 maggio – continua Adele Tellarini – quando stava arrivando l’acqua nel parco antistante la casa, cercavo di svegliare i ragazzi per allertarli, ma nessuno mi sentiva e intanto vedevo l’acqua salire nel buio della notte. Mi sono trovata che giravo da sola per la casa affaccendata e impotente. Il 15 maggio, quando alle 18 ci chiamano e ci obbligano a evacuare entro le 21, abbiamo deciso di non andare al palazzetto dello sport con i nostri 22 ospiti, considerando le fragilità che portano alcune nostre mamme e alcuni bambini, ma siamo comunque riusciti a sistemare tutti. Al rientro dopo l’alluvione, guardare la nostra bella casa invasa dal fango mi ha fatto chiedere: «Ma ce la faremo?»… Poi però ho sentito quasi una voce nelle orecchie: «Non temere, il Buon Dio non ci molla», ed è stato un susseguirsi di volti e di braccia che ci hanno accompagnato e sostenuto da vicino e da lontano (come l’amicizia con i vigili del fuoco del Piemonte che abbiamo ospitato a lungo), facendoci scoprire che

non c’è fango né distruzione che offuschi la bellezza del cuore dell’uomo. Siamo stati spettatori del volto della Provvidenza.

Con Don Leo – aggiunge ancora Adele – nel mese di luglio abbiamo vissuto una settimana in montagna in Trentino, 25 ragazzi e 8 educatori, una vera scuola di comunità. Don Leo è un trascinatore con la sua giocosità, la sua libertà interiore, la passione per la vita. Che bello sentire i giovanissimi che dicono: «Se mai mi sposerò, vorrei che fosse don Leo a celebrare le mie nozze!»”.
Alla testimonianza di Adele fa eco quella di Nicoletta Bocchini, 46 anni, da 23 educatrice di Casa Novella, e attiva collaboratrice nella parrocchia di Lugo con la gioventù studentesca nel Movimento Comunione e Liberazione. “La paura scatenata dall’alluvione è diventata nei ragazzi desiderio di vita – commenta. Avevo portato a casa mia due bambine con il criceto di una di loro, già dalla prima alluvione. Gesù aveva bisogno delle mie braccia, dei miei occhi e del mio cuore per guardare, accogliere e amare due bambine, un topo e una signora di novant’anni. Senza questa consapevolezza l’angolo di cielo in quei 50 metri quadrati della mia abitazione sarebbe potuto diventare un piccolo inferno. Con i ragazzi abbiamo lavorato tanto con l’argilla: il fango ha invaso le nostre case ma noi in qualche modo abbiamo voluto ridargli forma, rimodellando le fatiche. Gli argini dei fiumi non hanno retto, ma quelli del cuore possono trattenere esperienze di dolore”. 
“Ciò che abbiamo vissuto in queste settimane in Romagna è stato un dramma di portata epocale – ricorda ancora don Leo -. Ci si è chiesto come possano essere state solo quindici le vittime, quando gli esperti prevedevano centinaia di morti. L’ho chiamato dramma, non tragedia, perché il dramma apre sempre a una speranza; la tragedia, invece, genera solo disperazione.

La cosa grande che abbiamo riscoperto è che il cuore dell’uomo è fatto proprio bene, per il bene.

C’è stato un moto di solidarietà commovente e inusuale. Ora occorre chiedersi come fare perché queste pepite d’oro, che sono state scoperte nel fango del nostro travaglio esistenziale, possano fruttare. La fede deve essere come un’alluvione positiva che spazza via ciò che è secondario. Casa Novella, cui sono destinati soprattutto i proventi della vendita del libro – conclude il sacerdote – come tantissime altre case non è stata risparmiata dalle due alluvioni, ma era ed è fondata sulla roccia: «Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia». Da qui, da ciò che non muore, si può ripartire. E ricostruire”.

(di Sabina Leonetti – foto gentilmente concesse da don Leo Poli)

27 Luglio 2023
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