20 Luglio 2026

A Cagliari, S. Eusebio è molto più di una parrocchia

Nel quartiere di Is Mirrionis, la comunità di Sant’Eusebio svolge una funzione che va ben oltre i confini della parrocchia. Non sostituisce i servizi pubblici e non può rispondere da sola alle fragilità del territorio, ma offre uno spazio di incontro e costruzione di legami, dove volontariato, cultura, educazione, sport e associazionismo si intrecciano. La voce di don Davide Meloni e di alcuni dei volontari che lavorano con lui.

Nel cuore del quartiere di Is Mirrionis a Cagliari, Sant’Eusebio è molto più di una parrocchia: è un luogo di incontro, ascolto e partecipazione, uno spazio in cui ci si racconta e si cercano risposte condivise alle fragilità. Nel corso degli anni, la comunità guidata da don Davide Meloni ha ampliato il proprio ruolo, diventando un punto di riferimento sociale per un territorio in trasformazione.
«Negli ultimi decenni – spiega don Davide – il quartiere ha visto aumentare l’età media dei residenti e sono emersi nuovi bisogni, tra cui il rischio di solitudine e isolamento degli anziani. A incidere sono anche un patrimonio edilizio spesso poco adeguato e una presenza più discontinua degli studenti universitari fuori sede. Nonostante le difficoltà, la comunità continua a rinnovarsi, investendo sulle relazioni, sui servizi e sulla partecipazione».
Il primo passo nasce dall’ascolto. «Uno degli assi centrali del nostro impegno è la carità – continua don Davide –. Accanto al sostegno materiale, abbiamo avviato un Centro di ascolto Caritas, nato da un percorso diocesano e dedicato alla memoria di don Giuseppe Cadoni».
Nato nel settembre 2022, il Centro di ascolto Caritas è diventato un punto di riferimento per chi attraversa momenti di difficoltà. La missione del servizio è semplice: prima dell’aiuto concreto viene la conoscenza della persona, della sua storia e dei suoi bisogni. I 16 volontari dello sportello, accompagnano chi affronta problemi economici, fragilità familiari o situazioni di disagio.
«Dietro ogni richiesta c’è sempre una storia articolata – sottolinea il coordinatore Adriano Maxia –. Perciò non basta offrire un aiuto immediato: è necessario costruire un percorso insieme alla persona». Il Centro collabora con la Caritas diocesana, i servizi sociali e realtà del territorio come il Banco Alimentare, oltre a portare avanti il progetto «Mi fido di noi», che mira a favorire l’accesso al credito per chi vive una difficoltà temporanea, attraverso il coinvolgimento dell’intera comunità.
La risposta di Sant’Eusebio ai cambiamenti del quartiere, però, non passa soltanto dall’assistenza. Un ruolo centrale è svolto dalla cultura vista come strumento per creare relazioni, partecipazione e nuove occasioni di incontro. «La biblioteca parrocchiale – spiega la responsabile Mariella Manca – nata circa vent’anni fa grazie alle donazioni e all’impegno dei volontari, custodisce migliaia di volumi e ospita corsi, incontri e laboratori artistici rivolti soprattutto ad adulti e anziani».
Tra le iniziative culturali trovano spazio mostre dedicate a territori come Sarcidano e Gerrei e la collaborazione con il «Teatro del Segno», che ha trasformato l’oratorio in un luogo di produzione culturale aperto alla città. Il progetto «Teatro Senza Quartiere», ideato nel 2013, ha preso il via nel 2017 con il recupero dell’ex cineteatro parrocchiale. Da allora lo spazio ospita prosa, teatro ragazzi, musica e teatro sociale, grazie anche alla collaborazione con Cedac Sardegna e altre compagnie.
A rendere possibile questo percorso è stato il rapporto costruito nel tempo con la comunità parrocchiale. Il direttore artistico Stefano Ledda evidenzia il ruolo della parrocchia e del parroco: «Il progetto è potuto crescere grazie alla capacità di guardare avanti e comprenderne le potenzialità – spiega -. Don Davide, come il suo predecessore, non ha mai posto condizioni sulle scelte artistiche. Il rapporto è sempre stato fondato sulla fiducia reciproca e sul dialogo».
Dall’incontro tra teatro, biblioteca e Caritas sono nate anche iniziative condivise come il «biglietto sospeso» e la rassegna per bambini «Teatro e Marmellata», che consente ai primi 25 bambini residenti nel quartiere, che richiedono l’abbonamento, di assistere gratuitamente agli spettacoli. Il Teatro TsE ospita per gran parte dell’anno tantissime rappresentazioni dedicate agli studenti delle scuole, concepite con finalità educative e di prevenzione. Tra queste forse la più rilevante è il progetto «Rovinarsi è gioco», che utilizza il linguaggio teatrale dello spettacolo G.A.P. Gioco d’azzardo patologico, per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo.
Nuova energia è arrivata anche dallo sport. Dopo un intervento di riqualificazione, gli impianti della parrocchia sono stati affidati a «Real Padel», che ha investito nella riapertura dei campi. Dal 2024 gli spazi sono tornati operativi, registrando una partecipazione crescente, soprattutto nei mesi estivi e tra gli studenti universitari.
La forza di Sant’Eusebio risiede anche nella rete di associazioni che ruota attorno alla parrocchia. La Società di San Vincenzo De Paoli sostiene numerose famiglie attraverso la distribuzione di pacchi alimentari, mentre realtà come l’Associazione volontari ospedalieri (AVO) utilizzano gli spazi parrocchiali per promuovere attività rivolte alla comunità.
La comunità sostiene inoltre diversi percorsi formativi: dal progetto per coppie «Insieme» al catechismo, che coinvolge circa 40-50 iscritti, fino al doposcuola, in fase di rilancio. Negli spazi parrocchiali si svolgono anche incontri di formazione biblica come quelli del percorso «Verbum Domini».
Rimane vivace anche la dimensione aggregativa della parrocchia. Ogni sabato, la messa serale richiama circa 400 persone appartenenti al movimento Comunione e Liberazione. La comunità ospita inoltre il gruppo «Amicizia», che, grazie all’impegno di insegnanti volontari, promuove una sorta di oratorio, coinvolgendo una cinquantina di ragazzi. A queste iniziative si affiancano altre esperienze associative che contribuiscono ad animare la vita del quartiere e a rafforzarne il tessuto comunitario.
A Is Mirrionis Sant’Eusebio continua così a svolgere una funzione che va oltre i confini della parrocchia. Non sostituisce i servizi pubblici e non può rispondere da sola alle fragilità del territorio, ma offre uno spazio di incontro e costruzione di legami, dove volontariato, cultura, educazione, sport e associazionismo si intrecciano e collaborano.
In un quartiere spesso raccontato soprattutto attraverso le sue difficoltà, la comunità parrocchiale sceglie ogni giorno di investire nelle relazioni e nella partecipazione, rafforzando quei legami sociali che aiutano le persone a sentirsi parte di una comunità e restituiscono valore alla dimensione collettiva.

(di Maria Chiara Cugusi – foto gentilmente concesse da don Davide Meloni)

20 Luglio 2026
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