16 Febbraio 2021

Da Pisa a Oristano: così i nostri preti aiutano i negozi a ripartire

Il crollo dei consumi e la concorrenza sleale dei giganti del web hanno scosso il commercio al dettaglio. Ma molte Chiese locali hanno dato vita a fondi diocesani per le botteghe familiari, che puntano a rafforzare la rete territoriale di vicinanza. Con risultati inattesi.

“Se sei lontano dalla Chiesa non ti aspetti tanta generosità. Quando poi la tocchi con mano, non puoi fare altro che stupirti e ringraziare. Di più, cerchi di restituire il bene ricevuto.” Andrea, 40 anni, sposato, con due figli, vive in un paese della provincia di Oristano. Dalla Caritas diocesana di Ales-Terralba durante la pandemia ha ricevuto aiuti per la sua bottega artigiana. “Alcuni investimenti fatti prima del lockdown mi avevano messo in ginocchio – spiega –.

Oggi invece posso raccontare la mia esperienza, e cerco a mia volta di ‘sdebitarmi’ con chi tra i miei clienti non mi può pagare”.

La mano tesa che lo ha risollevato è il fondo della Caritas sarda intitolato a San Giuseppe Lavoratore, nato per sostenere l’economia locale stremata dal Covid: in totale 250 mila euro, provenienti dall’8xmille, da fondi diocesani e da benefattori.
“Dietro quelle serrande rimaste abbassate per mesi – precisa don Marco Statzu, 41 anni, responsabile della Caritas di Ales-Terralba – ci sono i sacrifici di una vita, storie di attività familiari che durano da generazioni, di stipendi mancati, di debiti e di una sofferenza nuova con cui fare i conti. Abbiamo risposto finora a 50 richieste – prosegue – tra bollette, acquisto merce, affitti, spese scolastiche o sanitarie”.
Don Marco, ultimo di 4 fratelli, papà muratore e mamma commerciante, ne sa qualcosa di economia familiare che non può contare su un reddito fisso a fine mese. Ci tiene a evidenziare che il Fondo è lavoro di squadra dei 400 volontari e di tutti i sacerdoti del territorio, oltre ai contributi degli enti locali. “Questo progetto ci ha fatto incontrare volti e realtà dignitose nel loro silenzio: ora puntiamo a rendere stabile quest’ azione circolare per il bene comune”.

Novara, Bergamo, Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, Gorizia, Parma, Matera-Irsina. Sono tante le diocesi che danno aiuto alle piccole imprese familiari. A Pisa ad esempio funziona “Vivere”, il piano d’emergenza attivato lo scorso dicembre dalla Chiesa locale, in un territorio di 300 mila abitanti esteso tra le province di Pisa, Livorno e Lucca. In tutto 450 mila euro, grazie ad accordi con enti locali ed istituti bancari, ma – spiega don Emanuele Morelli, 59 anni, alla guida della Caritas diocesana – contiamo di aumentare la disponibilità con altre donazioni, oltre ai 500 mila euro di Fondazione Pisa per le microimprese”.
Il progetto è gestito in rete, tra l’altro con i centri antiusura delle Misericordie, per alzare un argine contro le mire della criminalità sul tessuto economico. Finora ha dato man forte a 20 piccole imprese utilizzando tre strumenti: la leva finanziaria, l’accompagnamento familiare e un piano per la ripartenza lavorativa.
“Tutto il settore della ristorazione, della cura domiciliare, delle attività culturali e turistiche, dell’intrattenimento, degli ambulanti e di tanti precari e stagionali –racconta don Emanuele – è in crisi per l’emergenza sanitaria.

Abbiamo intercettato fragilità insospettabili:

cuochi cui abbiamo pagato le rate dell’auto o parrucchieri che non riuscivano più a risollevarsi dopo una ristrutturazione. Questa ‘Quaresima di Carità’ la dedichiamo alla raccolta per il fondo ‘Vivere’. Più la rete è coesa e a maglie strette – conclude don Morelli – più saremo in grado di sostenere i più fragili”. (Sabina Leonetti)

16 Febbraio 2021
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