Di fronte al male non si può rimanere in silenzio
Don Dario Donateo ha combattuto una lunga e appassionata battaglia ad Alliste (LE), dove è stato parroco fino al 2025, per costruire una cultura solidale e contro ogni mafia. Il suo impegno per gli ultimi continua, anche attraverso la comunità Giovanni XXIII di don Oreste Benzi.
“Non vogliamo più essere complici di questa odiosa omertà lasciando indisturbati i giovani spacciatori che scorrazzano per le strade del nostro paese. Oggi diciamo basta! Ispirati dalla Parola di Dio e dalle autorità preposte vogliamo ridurre il disagio e la criminalità giovanile sradicando la cultura mafiosa di coloro che forse non condividono, ma neppure ostacolano il diffondersi di queste strutture di peccato”.
È l’accorato appello, crudo e chiaro nella sua posizione, di don Dario Donateo, classe 1988, parroco della Trasfigurazione di Gesù Cristo in Alliste (LE) dal 2019 al 2025, nella diocesi di Nardò-Gallipoli, 200mila abitanti e 60 parrocchie. La lettera alla comunità parrocchiale giunge all’indomani della morte per overdose di Luca, trentaseienne, avvenuta il primo febbraio 2025. “Seguivo quel ragazzo accompagnandolo spiritualmente – ricostruisce la sua storia don Dario – mi ero molto affezionato a lui e dal giorno del suo funerale ho deciso di provare a ricucire un tessuto lacerato in un territorio connivente, collaborando con le forze dell’ordine e le istituzioni. Non bastavano una denuncia, la marcia della legalità e un meeting, che pure sono stati organizzati: occorreva un impegno serio, tradotto in un cammino vero e proprio di prevenzione, formazione, azioni in rete, sostegno personale e collettivo alle storie dei singoli”.
“La droga ti toglie tutto: scegli la vita”. Con questo slogan è nato nell’estate 2025 il progetto Ri-creazione, per creare un substrato civile e spirituale, ossia assistenza allo studio di ragazzi a rischio dispersione scolastica o devianza, aperto a tutti, in un paese di poco più di 6mila abitanti, dove tutti si conoscono, situato nel basso Salento, sulle spiagge del mar Ionio, al confine tra Racale e Ugento.
Antonella Napoli, 49 anni e residente a Racale, è educatrice di un gruppo giovanissimi nella parrocchia di don Dario e a livello diocesano è responsabile dell’A.C.R. “Abbiamo vissuto questa tragedia – ci racconta – che purtroppo non è un caso isolato. Altri ragazzi sono morti per droga in questi anni, ma la morte di Luca è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendo il nostro don Dario a chiedere una presa di coscienza popolare. Da qui nasce Ri-creazione. Il primo anno ha visto una partecipazione massiccia, con tre fasce di età per il doposcuola, in base alla scuola primaria e secondaria, ma abbiamo anche attivato laboratori ludici e di manualità. Gli utenti sono segnalati dai servizi sociali, ma accogliamo chiunque abbia bisogno di recupero. Crediamo molto nella prevenzione e nel coraggio della denuncia, che è un obbligo morale prima che di legge, e come cristiani non possiamo sottrarci. Sono laureata in Giurisprudenza, ho due figlie in età scolare, di 10 e 16 anni, e anch’io ho insegnato. Posso dire che nella nostra comunità si respira aria di chi ti vuole bene, e noi vogliamo che i ragazzi tolti dalla strada possano sentire il nostro affetto e la vicinanza anche laddove la famiglia è assente. La povertà sociale e culturale, la povertà educativa, sono più diffuse di quanto si possa immaginare sia nei piccoli centri che nelle grandi città, proprio per la mancanza di progetti e strutture in rete”.
Angelo Casarano è uno dei responsabili del progetto Ri-creazione e collabora con la Caritas. “Con don Dario – ci dice – ho condiviso tante iniziative, ma Ri-creazione mi è entrato nel cuore. Qui mancano opportunità di lavoro e spesso la ricerca del denaro facile sembra non offrire alternative. Il turismo è stagionale e i giovani non si dedicano all’agricoltura, che è l’asse portante della nostra economia. Don Dario è stato trasferito a settembre dello scorso anno a Molfetta come educatore nel Pontificio Seminario Regionale, ma commuove il messaggio che gli stessi bambini che frequentano l’oratorio hanno scritto sui murales da loro realizzati: “don Dario hai seminato così bene che i fiori stanno crescendo anche sui muri”. La partenza di don Dario, dobbiamo ammetterlo, inizialmente ci ha spiazzati e un po’ disorientati, perché abbiamo ancora necessità di volontari e di educatori. Nella ricorrenza del primo anniversario della morte di Luca, a febbraio, siamo riusciti a coinvolgere anche il mondo associazionistico e sportivo, per un totale di 14 realtà. Con i laboratori manuali e la vendita dei manufatti, mercatini natalizi in particolare, siamo riusciti ad acquistare un tavolo da ping pong. Oggi portiamo avanti i laboratori di chitarra e di cucina, che mi coinvolge in prima persona perché cucinare è anche il mio mestiere. Il sostegno di alcuni imprenditori non manca, Alliste è una comunità generosa, e ci consente di acquistare libri, supporti didattici e giochi, e naturalmente anche la Caritas diocesana contribuisce. Purtroppo per adesso il progetto coincide con il periodo scolastico: sarebbe bello dargli continuità anche d’estate, magari recuperando l’unico parco che abbiamo, che è abbandonato. Il progetto va avanti con nuove sensibilità e modalità anche col nuovo parroco, don Pierluigi Strafella ma don Dario sa bene che è sempre il benvenuto fra noi”.
Don Dario è anche membro, dal 2017, della Comunità Papa Giovanni XXIII, che già frequentava dal 2012. Dal 2018 ne cura il cammino di verifica vocazionale. Nella diocesi di Nardò – Gallipoli, la Comunità fondata da don Oreste Benzi è presente con una realtà di accoglienza aperta nel 2005 a Casarano, in provincia di Lecce: la casa famiglia Myriam di Nazareth. La struttura è gestita da Lucia e Ilaria che, dopo aver conosciuto la Comunità, sono rimaste profondamente colpite dai valori di condivisione e solidarietà e questo le ha spinte a dedicare la loro vita e le loro energie a offrire un rifugio sicuro e un supporto concreto a chi ne ha più bisogno. La loro casa, negli anni, ha offerto accoglienza soprattutto a mamme in difficoltà e a mamme in attesa, offrendo un ambiente protetto dove far nascere e crescere i propri bimbi. Ilaria Stefàno, 39 anni, approda alla casa famiglia dodici anni fa grazie al servizio civile dopo la laurea. “In casa – racconta – convivono storie diverse: una mamma in attesa di una bimba, due ragazze con ritardo cognitivo, una ragazza di 16 anni, un bambino di 11 anni, una nonna di 93 anni. Siamo inseriti nella parrocchia Cuore Immacolato di Maria.
Le nostri ospiti si occupano delle faccende domestiche ma non è facile gestire esigenze diverse, per età, provenienza, problemi psichiatrici, paure legate a chi ha vissuto la tratta. Abbiamo necessità di entrare in punta di piedi nei loro vissuti, ponendo al centro la persona nella sua unicità, e grazie a don Dario e agli altri fratelli cerchiamo di metterci sempre in discussione”.
“Dio si è divertito – riprende don Dario – a trasmettermi questo carisma e non posso dimenticare il mio educatore al Seminario di Molfetta, don Luigi Renna, oggi arcivescovo di Catania, che aveva riconosciuto in me questa propensione verso gli ultimi. Oggi nelle comunità di don Benzi abbracciamo tutte le povertà, compresa quella dei ragazzi disabili o senza un padre. Con loro vivo la mia paternità, come pure la vivono i tanti altri sacerdoti collaborano con noi e gli altri volontari”.
Un sogno nel cassetto? Gli chiediamo in conclusione.
“Che questa sensibilizzazione – risponde – sia endemica e possa permeare le nostre parrocchie. Se ti avvicini a un tossicodipendente e lo fai vivere comincia a sentire il profumo dell’esistenza, se alimenti conoscenza, entusiasmo e interessi non ricade nel tunnel della morte. Il Signore ci chiede la vita in pienezza, non di farci addormentare da sostanze per non sentire il dolore e le prove che ci tocca attraversare. Liberarsi dalle dipendenze è scegliere la vita perché ciascuno di noi è scelto da Dio in maniera unica e inconfondibile”.
(di Sabina Leonetti – foto per gentile concessione di don Dario Donateo)