7 Aprile 2026

Dossier. Francesco, 1226-2026: uomo evangelico (2)

Per l'ottavo centenario della Pasqua di San Francesco, vi proponiamo un viaggio in quattro tappe alla riscoperta di questa straordinaria figura. Ci accompagna in questo percorso padre Fabio Nardelli, dell'Ordine dei Frati Minori, che insegna anche presso la facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense. La seconda tappa del nostro itinerario è dedicata all'approfondimento della vita del Poverello di Assisi come uomo evangelico.

La svolta di Francesco d’Assisi

Tra la fine dell’XI e l’inizio del XIII secolo (1080-1220), l’Occidente europeo attraversò una fase di forte sviluppo, definita dagli storici come un periodo di “grande progresso”. In questi anni si registrarono un aumento della popolazione e importanti innovazioni tecniche che favorirono la crescita dell’agricoltura e delle attività artigianali. In questo contesto si inserisce l’esperienza di Francesco d’Assisi, la cui vita rappresenta una risposta spirituale originale ai cambiamenti del tempo. Dopo aver abbandonato l’attività mercantile, Francesco intraprende un cammino fondato sull’ascolto della Parola di Dio, che diventa il principio guida della sua esistenza. Egli percepisce la propria vita come una grazia e riconosce la presenza di Dio in tutte le creature, vivendo un rapporto di stupore e gratitudine verso il creato. Secondo gli agiografi il momento “fondativo” nel cammino spirituale di san Francesco, in cui la Parola di Dio entra chiaramente nella sua esistenza, è l’incontro con il Crocifisso presente nella Chiesa di San Damiano presso Assisi, che può essere considerato illuminativo e rivelativo e che gli autori attribuiscono a una singolare “ispirazione divina” (cfr. FF 593; FF 1038). Da quel momento, Francesco orienta la propria vita secondo il Vangelo, considerato una realtà viva che parla nel presente.

Il Vangelo come “regola di vita”

Le esperienze religiose che nascono in questo tempo sono tutte caratterizzate dal proposito di ritornare alla “purezza del cristianesimo”, e l’ideale della “forma Ecclesiae”, quale desiderio di guardare alla perfezione della Chiesa primitiva (cfr. At 2,42-47; At 3, 32-35; At 5, 12-16) si espresse nell’ideale della “vita apostolica”. La scelta di vivere secondo la forma del Vangelo seguendo le orme di Gesù non impedisce a Francesco di indicare la “vita degli apostoli” come modello per quella dei frati: tutto ciò è posto in risalto anche da alcune agiografie nelle quali il Santo di Assisi è presentato come “apostolo di Cristo” e i frati sono rappresentati come uomini che vivevano una vita simile, o conforme, a quella degli apostoli (cfr. FF 496). L’equiparazione tra i primi frati e i dodici apostoli è posta in evidenza dalle agiografie più antiche, nelle quali il gruppo primitivo è costituito da “dodici”: undici compagni più san Francesco (cfr. FF 372-373; FF 1061). Alcuni definirono la sua comunità “Ordine degli Apostoli”, evidenziando la radicalità della proposta (cfr. FF 2430). Per Francesco, il Vangelo non è un modello teorico, ma una guida concreta per la vita quotidiana. Nei suoi Scritti ricorrono verbi come “osservare”, “vivere” e “custodire”, a indicare che il Vangelo deve sempre tradursi in pratica. Esiste quindi un legame profondo tra Parola e vita: il Vangelo si comprende davvero solo quando viene vissuto. A differenza di altri movimenti del tempo, Francesco non propone modelli rigidi o un distacco totale dal mondo; la sua proposta consiste in un ritorno essenziale al Vangelo, vissuto con fedeltà dinamica. Egli non usa il termine “imitare”, ma il verbo “seguire”: il modello è nostro Signore Gesù Cristo, le cui orme dobbiamo seguire.

La fraternità, luogo di vita evangelica

La “vita evangelica”, da lui proposta, si presenta con prospettive differenti rispetto alla tradizione monastica e canonicale dell’epoca medioevale precedente, ma anche dall’evangelismo e dai movimenti spirituali sorti contemporaneamente agli Ordini mendicanti. La centralità del Vangelo, secondo Francesco, resta paradigmatica nel panorama della storia religiosa dell’Occidente cristiano e nella tradizione teologico-spirituale. Ciò che è caratterizzante dell’esperienza francescana è sicuramente la modalità e la specificità di tale scelta, che è vissuta all’interno della fraternitas, quale esperienza di autentica identità della vita cristiana. Vivere insieme come fratelli diventa il modo concreto per incarnare il Vangelo e rappresenta uno degli aspetti più originali della proposta di Francesco. È significativo, in questo contesto, l’uso del verbo “rivelare”, che viene utilizzato nel Testamento di san Francesco per riferirsi alla “forma sancti Evangelii” come espressione caratteristica del tipo di vita indicato a lui dal Signore dopo l’arrivo dei primi fratelli. Di conseguenza, si può ritenere che il vivere “secundum Evangelium” è l’applicazione operativa dei criteri di fondo che il Poverello aveva già adottato dopo l’incontro con i lebbrosi, attuando la chiamata a “seguire le orme del Figlio diletto Gesù Cristo”. Nel Testamento, egli affermava che il Signore stesso gli rivelò di vivere «secondo la forma del santo Vangelo» (FF 116). La sua scelta non nasce quindi da un progetto personale, ma da una chiamata divina. Vivere secondo il Vangelo significa mettere in pratica questa ispirazione nella quotidianità. Il cuore del Vangelo è sintetizzato da Francesco nel cosiddetto Testamento di Siena dell’aprile-maggio 1226, che i suoi compagni, credendolo vicino alla morte, gli chiesero di lasciare per tutti i frati che verranno come “memoriale della sua volontà”. Nella mirabile triade dell’amore reciproco, dell’amore alla povertà e dell’amore alla Chiesa, egli consegna il “midollo del Vangelo” (cfr. FF 133-135).

È ancora vivo

Guardando all’esperienza di Francesco d’Assisi, la scelta del Vangelo può essere riletta come un vero capovolgimento di valori, in forza di un “cambiamento di mentalità” (cfr. Rm 12,1-2), richiesto a ogni cristiano, per un cammino quotidiano nella “fede” come adesione e ascolto obbediente, e per una sequela Christi sempre più autentica e profonda. Accogliendo la “via del Vangelo” come rivelazione del Signore per la via della semplicità e opponendosi alla sapienza di questo mondo, il Poverello è chiamato a vivere le parole del Signore come un “pazzo”, perché non potrà non agire in maniera coerente alla sua vocazione. Si può ritenere, pertanto, che Francesco d’Assisi, in quel “secolo della rinascita”, possa essere considerato come un apostolo e profeta dell’epoca d’oro della Scolastica. Non sarebbe quindi fuori luogo affermare in modo verace che la proposta di Francesco e dell’Ordine minoritico, ancora viva e attuale, sia un dono dello Spirito alla Chiesa in quanto ripropone la necessità di uno stretto legame tra minorità, fraternità e missionarietà per ridare ad essa vitalità. Egli, da itinerante, inviava i suoi frati nel mondo e obbediva alla chiamata di Dio che lo orientava solamente al Vangelo: egli, infatti, voleva raccogliere un novus populus che seguisse il Discorso della montagna sine glossa, trovando in esso la sua unica e immediata “regola” (Da segnalare un testo pubblicato in occasione dell’ottavo centenario del Transito di san Francesco: F. Nardelli, Frate Francesco. Stella di un mattino che non tramonta, Tau editrice 2026).

 

Fabio Nardelli, ofm

Pontificia Università Lateranense


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7 Aprile 2026
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