26 Maggio 2026

La riconciliazione (6). Penitenza e conversione

Il cardinale Angelo De Donatis, Penitenziere maggiore, ci sta regalando ancora un itinerario spirituale dedicato ai lettori della rivista Sovvenire e di questo sito. Dopo la chiusura dell’anno giubilare, nel corso del quale siamo stati tutti invitati a riscoprire il sacramento della Riconciliazione, ecco la sesta e ultima puntata di un percorso per riscoprire questo fondamentale sacramento della vita cristiana: penitenza e conversione

Un cammino di grazia

È noto a molti l’aneddoto della pettegola e della gallina che si racconta a proposito di san Filippo Neri. A una donna che si accusava di frequenti maldicenze, il santo domandò come penitenza di spennare una gallina lungo la strada da casa fino al confessionale.  La donna ubbidì, e quando si presentò con la gallina spiumata, san Filippo le ordinò di ritornare per le strade attraversate e di raccogliere ad una ad una le penne della gallina. Solo allora la donna, accorgendosi dell’impossibilità della cosa, comprese che, come non si potevano raccogliere tutte le penne di una gallina sparpagliate dal vento, così tantomeno si poteva riparare a tutte le maldicenze dette. La penitenza non aveva potuto riparare il male commesso, ma fu un buon “medicinale” per curare la malattia di quella donna. San Giovanni Paolo II affermava chiaramente che “la penitenza imposta dal confessore non è il prezzo che si paga per il peccato assolto e per il perdono acquistato, perché nessun prezzo umano può equivalere a ciò che si è ottenuto, frutto del preziosissimo sangue di Cristo”.

La Misericordia di Dio non si compra con nessuna penitenza, è un dono assolutamente gratuito, ma la penitenza ci aiuta a riconoscere e ad essere riconoscenti di fronte a questo dono ricevuto e, allo stesso tempo, ci restituisce alla nostra dignità, offrendoci una piccola occasione, per quanto insufficiente, di riparare al danno che abbiamo provocato. Un peccato infatti è sempre una ferita che abbiamo inferto a noi stessi, agli altri, all’intera società o direttamente a Dio. Quando ce ne rendiamo consapevoli e ne sentiamo dolore, siamo mossi dalla grazia a rispondere compiendo “azioni nuove”, che manifestano il cambiamento della nostra vita. «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2 Cor 5, 17). Se sono una “nuova creatura”, perché dall’amore di Dio sono stato perdonato e quindi ri-creato, allora anche le mie opere, le mie preghiere saranno “nuove”. Il Signore mi toglie i miei stracci vecchi e mi riveste, come con il figlio della parabola, di Se stesso e dei Suoi sentimenti. Allora mi sentirò più unito a Lui e sarà un vivo desiderio del mio cuore nuovo di condividere più da vicino la Sua stessa vita, somigliandogli di più.

Bisogna immaginare la penitenza non come un castigo, ma come un invito a esplorare le profondità e a riscoprire la bellezza della nostra anima. È un’opportunità che ci viene data per abbracciare una nuova vita, piena di grazia e di amore. Come diceva san Giovanni Paolo II: “La penitenza è la sorella della gioia”. Non è un cammino di tristezza, ma di speranza, di rinascita.

+ Angelo Card. De Donatis

Leggi la prima puntata: Perché confessarsi ancora oggi?
Leggi la seconda puntata: Lasciarsi guardare da Dio: l’esame di coscienza
Leggi la terza puntata: Una puntura benefica: il dolore dei peccati
Leggi la quarta puntata: Il proponimento, un “piccolo passo possibile”
Leggi la quinta puntata: Accusare i propri peccati: verità per essere guariti

(nella foto: San Filippo Neri confessa un ragazzo, affresco conservato nella stanza del Santo – Roma, Convento di San Girolamo della Carità)

26 Maggio 2026
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